Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 220 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 4 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Le bambine che cercavano conchiglie – Hannah Richell

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Questo libro non si dimentica facilmente. Quando lo si legge non viene accantonato in un angolo aspettando qualche minuto libero.

Questo libro ti prende, si impossessa del proprio pensiero perché si ha voglia di capire cosa può accadere all’interno di una famiglia, quanto un dolore grande possa spezzare la famiglia stessa.

Credo sia solo da leggere, leggere e leggere ancora. Intenso, doloroso, passa attraverso la storia, la vita, i segreti ed i sensi di colpa di tutti i personaggi per poi…

Leggerlo, basta.

Auguri, sì

Auguri sì.

Auguri alle promesse non mantenute, ai rituali rotti, ai nuovi creati.
Auguri alle nuove presenze, a quelle andate, a quelle sperate.
Auguri alla monotonia dei giorni, al rimpianto della stessa.
Auguri alla vita frizzante, al tran-tran quotidiano, alla corsa del treno.
Auguri allo sguardo dietro a un vetro, ad un’opacità di fiato.
Auguri al respiro neonato, al pianto rotto dal silenzio, al sorriso sdentato.
Auguri alla mano fredda, al cuore caldo, al palato.

Auguri ai pensieri, quelli brutti, quelli veri, quelli…
Auguri alle parole sfuse, gratuite ma utili.
Auguri alle frasi andate, inutili e non richieste.
Auguri alle ceneri, al sole, al pranzo, al lavoro.

Auguri a questo Natale, torna ogni anno, non so se l’avete notato.
Auguri a noi che l’aspettiamo, a noi che vorremmo saltarlo, a noi che ci siamo.

Auguri sì, a noi che ci siamo.

foto web

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Parte di me

E’ con la perdita delle persone più care che ti rendi conto di quanto vorresti tornare indietro e fermare tutto, lì, in determinati momenti, periodi di vita e sorridere… ancora.

Poi c’è l’addio, quello definitivo quello in cui ci si ritrova e ci si riconosce pur non vedendosi, spesso, da anni, da quando, bambini, tutto era più bello.
Gli sguardi, gli abbracci, i sorrisi e le lacrime però, no, quelli non cambiano mai.
Questo è ciò che si prova quando si ha una famiglia unica ed immensa dove il calore che ci si dona in questi momenti va oltre l’età e le situazioni. Questo è ciò che provo io.
Grazie a tutti loro.

noi

noi

Un giorno, un lutto, un ricordo

Oggi ho portato i miei saluti ad una persona che è stata molto presente nella mia prima adolescenza. L’ho salutata per l’ultima volta e così sono ritornata lì, in quella traversa della mia vita, in quei luoghi dove da ragazzina ho trascorso ore ed ore a sognare, ridere, piangere e… crescere.

Il papà di Lucia era ciò che per tutti rappresentavano i genitori degli altri: la severità, la dolcezza, la pazienza, la fine dell’infanzia. Così mi sono ritrovata lì con loro, con i componenti di una famiglia raccolta nel dolore e che da anni non avevo ritrovato più insieme…

Mi sono passati davanti agli occhi momenti belli e brutti, lutti improvvisi e troppo giovani da affrontare, amori persi nei pensieri e forse mai realmente espressi, esperienze assurde che con Clorinda, Lucia, Antonella, Antonio, Franco… ed ancora Gianni, Alfredo, Gino, Attilio, Andrea le vivevamo senza nemmeno accorgercene, quasi ognuno nel soffio silenzioso dell’altro, vite concatenate ma singole in tutto… Dall’altro lato, invece, loro: i genitori pronti a chiamarci perché ora di cena, pronti a riprenderci perché eravamo “fuori di testa”, pronti a far volare mani e pantofole per riportarci sulla retta via.

Una parte di loro è già andata andata e oggi ho salutato un altro di questi genitori mentre la mente volava un po’ ovunque ritrovandomi negli sguardi invecchiati della mia infanzia…

Ho rubato uno spazio alla poesia per rivivere, qui, ciò che la vita tante volte non mette in rima.

foto web

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Io, quel giorno

Uh, quanta gente. Tanti piangono. C’è un via vai impressionante. Mamma mi tiene stretta stretta la mano, si cammina quasi correndo, dove andiamo? Ah, si la so questa strada. Ci sono tanti parenti, le voci stesse sono tante e confuse. La gente è frenetica corre per strada, entra ed esce dai portoni aperti e dalle macchine pronte a partire e nelle quali caricano provviste e vestiti. Ascolto le voci, i commenti, guardo e osservo, devo capire. Ho vissuto quello di cui tutti parlano e di cui sono spaventati. Cosa sarà stato tutto quel “ballare” durante il quale a casa mamma ha stretto forte me e mio fratello? Perché i grandi l’hanno vissuto in maniera così spaventosa?
<<Si, la scossa è stata forte. Ci sono dei morti in tanti posti…>>
<<Che tragedia!>>
<<Hai sentito Lorenzo? No, non si trova più>>
Queste voci si affollano e si rincorrono nella mente. Si accavallano, svaniscono e ritornano.
Poi un giorno ho capito quella disperazione ed ora ricordo benissimo soprattutto la data: 23 novembre 1980.

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